Nunzia Madonna | Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini: “My day, my rights”
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Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini: “My day, my rights”

Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini: “My day, my rights”

Uno sguardo psicoterapeutico sistemico-relazionale tra sviluppo, diritti, relazioni ed educazione alla sessualità

Il 20 novembre celebriamo la Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini, ricordando la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (1989) e l’importanza di promuovere tutela, ascolto e dignità per ogni bambino. Il tema del 2024, “My day, my rights”, richiama uno dei pilastri della psicologia dello sviluppo: un bambino non cresce mai “da solo”, ma dentro un tessuto di relazioni che può favorire o ostacolare il suo benessere emotivo, corporeo e identitario.

Come psicoterapeuta sistemico-relazionale e sessuologa, desidero offrire una riflessione che intreccia diritti, relazioni, sicurezza emotiva ed educazione affettiva e sessuale, elementi inseparabili nei processi evolutivi.

  1. Essere visti: il riconoscimento come fondamento del Sé

Il diritto a essere ascoltati e considerati interlocutori validi è il cuore della crescita psicologica.
Nella prospettiva sistemica, il Sé si costruisce dentro una rete di sguardi significativi.

Riferimenti teorici:

  • Bowlby: la base sicura come prerequisito per esplorare;
  • Winnicott: il ruolo del “rispecchiamento” materno e dell’ambiente che sostiene;
  • Minuchin: la funzione normativa dei confini familiari e della struttura relazionale.

Un bambino riconosciuto e validato sviluppa un senso di consistenza interna, fiducia e capacità di autoregolarsi emotivamente.

  1. Sicurezza emotiva: un diritto fondamentale per lo sviluppo

La sicurezza non è solo assenza di pericoli fisici; è soprattutto contenimento emotivo.

In una famiglia funzionale il bambino percepisce:

  • adulti capaci di gestire e nominare le emozioni;
  • confini chiari ma non rigidi;
  • un clima di coerenza e stabilità.

I modelli sistemici (Andolfi, Boszormenyi-Nagy) mostrano che la sicurezza si costruisce nei legami affidabili, nelle alleanze genitoriali cooperative e nelle relazioni che non caricano il bambino di ruoli impropri (ad es. parentificazione, triangolazioni).

Senza sicurezza emotiva, il bambino può sviluppare ansia, difficoltà di regolazione, ipervigilanza o comportamenti oppositivi.

  1. Educazione affettiva e sessuale: il diritto a conoscere per proteggersi

Parlare di corporeità non significa “adulti che parlano di sesso ai bambini”: significa dare strumenti evolutivi, linguaggio e confini.

Secondo le linee guida OMS Europa, ogni bambino ha diritto a:

  • conoscere il proprio corpo senza vergogna;
  • distinguere tra tocco sicuro e tocco non sicuro;
  • comprendere il concetto di consenso;
  • avere adulti che rispondono con onestà e adeguatezza all’età;
  • ricevere messaggi non spaventanti né moralizzanti.

La ricerca (Browne & Finkelhor; Finkelhor) conferma che i bambini informati sono più protetti dagli abusi e più capaci di chiedere aiuto.

Per la psicoterapia sistemica, la sessualità è un elemento del funzionamento relazionale:
una famiglia che integra corporeità, emozioni e intimità in maniera sana offre ai figli una narrazione coerente, non colpevolizzante e non confusa.

  1. Il gioco come diritto e come spazio terapeutico naturale

Il gioco è un diritto, ma anche un bisogno psicologico.
È il luogo in cui il bambino:

  • elabora emozioni;
  • costruisce scenari simbolici;
  • sperimenta ruoli;
  • sviluppa capacità sociali;
  • integra corpo e mente.

Per Winnicott, il gioco è “spazio potenziale”, luogo di creatività e autenticità.
Per i terapeuti sistemici, rappresenta un microcosmo relazionale, dove emergono pattern, ruoli e risorse della famiglia.

  1. Il ruolo degli adulti: la rete che sostiene lo sviluppo

Nella visione sistemica, “non esistono bambini senza adulti”: la qualità delle relazioni definisce la qualità dello sviluppo.

Gli adulti significativi devono:

  • fornire base sicura e modelli affettivi regolati;
  • trasmettere rispetto dei corpi e dei confini;
  • non usare il bambino per bisogni emotivi propri;
  • sostenere l’autonomia senza spingere verso l’isolamento;
  • promuovere un rapporto sano e non vergognoso con la corporeità.

Quando il sistema adulto è stabile, il bambino fiorisce.
Quando il sistema è disorganizzato, il bambino esprime il disagio attraverso sintomi somatici, emozionali, comportamentali.

BOX PRATICO PER GENITORI

5 pratiche quotidiane per proteggere i diritti dei bambini

  1. Ascolta davvero: dedica tempo quotidiano per accogliere emozioni senza giudizio.
  2. Nomina il corpo: usa i nomi corretti (pene, vulva, vagina) senza imbarazzo.
  3. Dai valore al “no”: insegna che è un diritto dire “non mi piace”, anche con adulti e familiari.
  4. Regola le emozioni del sistema: evita di coinvolgere i bambini nei conflitti degli adulti.
  5. Proteggi il gioco: lascia spazio libero non programmato per sperimentare e creare.
  1. Il ruolo della scuola: un contesto che può fare la differenza

La scuola è un ecosistema relazionale in cui un bambino trascorre gran parte del proprio tempo. Può diventare un “secondo contesto sicuro”.

Una scuola orientata ai diritti deve:

  • promuovere grammatica delle emozioni;
  • insegnare il rispetto del corpo proprio e altrui;
  • prevenire bullismo e discriminazione;
  • attivare sportelli di ascolto psicologico;
  • collaborare con le famiglie in modo non giudicante;
  • garantire educazione affettiva e sessuale basata sull’evidenza scientifica.

Gli insegnanti, nella loro funzione educativa, hanno un enorme potere: possono confermare o disconfermare la percezione del bambino di avere dignità, valore e diritti.

  1. Trauma relazionale: cosa succede quando i diritti vengono violati

Il trauma in età evolutiva non è solo legato a eventi estremi, ma spesso è relazionale (Ferenczi, Schore, Van der Kolk):
trascuratezza, confusione di ruoli, disconferma, segreti familiari, assenza di ascolto, confini violati.

Quando i diritti vengono ignorati:

  • il sistema nervoso diventa ipersensibile;
  • la regolazione emotiva si indebolisce;
  • l’identità si costruisce su narrazioni svalutanti;
  • il corpo diventa teatro di sintomi (somatizzazioni, disturbi alimentari, regressioni).

La prevenzione passa per:

  • famiglie che parlano apertamente di emozioni e corpo;
  • scuole che educano ai diritti;
  • servizi territoriali accessibili;
  • adulti che non negano ciò che il bambino segnala.

Un bambino ascoltato è un bambino protetto.

Conclusione: un impegno quotidiano

“My day, my rights” ci ricorda che i diritti non sono concetti, ma esperienze incarnate: nella casa in cui un bambino vive, nella scuola che frequenta, nelle relazioni che lo plasmano e negli adulti che lo accompagnano.

I diritti diventano reali quando un bambino:

  • si sente visto,
  • può dire no,
  • conosce il proprio corpo,
  • viene protetto da confini adeguati,
  • trova adulti disponibili e coerenti,
  • può giocare, esplorare, immaginare.

Garantire tutto questo è compito di noi adulti — nella famiglia, nella scuola, nella società, e anche nello spazio terapeutico.
Perché i diritti dei bambini sono i mattoni emotivi del loro futuro.

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