Nunzia Madonna | Martina, 14 anni. Uccisa da un “no”.
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Martina, 14 anni. Uccisa da un “no”.

Martina, 14 anni. Uccisa da un “no”.

Un “no” che non è stato accettato. Un “no” che ha generato rabbia, possesso, violenza.
Un “no” che dovrebbe essere un confine sacro, invece è diventato il motivo di una tragedia.

Martina è stata uccisa ad Afragola a soli 14 anni. Da chi diceva di amarla.
Un amore che non era amore. Era controllo, dipendenza, ego. Era incapacità di accettare la fine di una relazione, l’autonomia dell’altro, il rifiuto.

Dove falliamo come società? Dove stiamo mancando come adulti, educatori, genitori?

Falliamo ogni volta che non insegniamo ai ragazzi e alle ragazze che l’amore non fa male.
Che la gelosia non è passione. Che il possesso non è amore. Che l’altro non ci appartiene.
Falliamo quando non educhiamo alla gestione della frustrazione, all’accettazione del rifiuto, al rispetto del confine altrui.

Per questo l’educazione affettiva e sessuale non può più essere un tabù nelle scuole.
Non è un “di più”. È prevenzione. È tutela. È salvezza.

Serve un’educazione che aiuti a riconoscere i segnali di relazioni tossiche.
Che insegni a distinguere l’amore sano dal bisogno, dalla dipendenza, dalla violenza.
Che aiuti a costruire identità forti, in grado di dire e accettare un “no”, senza viverlo come un fallimento o una minaccia.

Martina non è solo una vittima. È un campanello d’allarme. L’ennesimo.
Non possiamo continuare a ignorarli.

Chiediamo a gran voce: educazione affettiva e sessuale obbligatoria in tutte le scuole.
Per crescere persone più consapevoli, più libere, più capaci di amare senza distruggere.

Perché l’amore non uccide. Mai.

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